
Il quotidiano "Il Sole 24 ORE" nell'inserto Ecnopoly, propone un interessante articolo dal titolo “Donne e lavoro 4.0, il gap di genere si può colmare. In tre mosse", consultabile nella sua interezza a questo link.
L'articolo inizia analizzando come le donne in età compresa tra i 30-34anni e con un titolo di studio terziario sia del 32,5% a confronto del 19,9% degli uomini (secondo i dati ISTAT 2017) e che, a parità dei percorso di studi, le performance delle donne sino assolutamente migliori a quelle degli uomini.
Il problema arriva subito dopo la laurea. In questo caso, infatti, solo il 59,2% delle donne neolaureate ha un impiego contro il 64,8% dei colleghi uomini.
Si parla spesso di capitale umano “sprecato", in questo caso è facile capire come questo capitale umano, la maggior parte sia costituito da donne.
Anche nel caso in cui le donne siano inserite nel mondo lavorativo, la loro posizione comunque rimane peggiore (qualitativamente) rispetto a quella degli uomini a parità di posizione.
Questo si manifesta sottoforma di un guadagno minore e minore prospettiva di carriera. In Italia è infatti molto basso il numero di donne manager (22% nelle aziende private con una media europea del 29%).
Come fare a valorizzare l'operato femminile?
È fondamentale colmare il gender carreer gap e il gender pay gap.
«Questi due divari – scive Il Sole 24 Ore – da un lato generano effetti cumulativi durante la carriera: le donne ricevono meno chance di essere promosse e pertanto di maturare quell'esperienza e quel network necessari a proseguire negli scatti successivi di carriera; dall'altro lato questi divari hanno un effetto deterrente sia sulle scelte scolastiche/accademiche, sia sulle scelte lavorative iniziali.»
Anche la digitalizzazione del mercato del lavoro può diventare un mezzo importante per combattere il divario di genere.
L'introduzione delle nuove tecnologie è un impulso favorevole per la nascita di nuove figure professionali e di opportunità lavorative in Science, Technology, Engineering and Mathematics (il cosiddetto STEM) alle quali possono e devono avere accesso anche figure femminili.
Inoltre, l'avvento della digitalizzazione delle imprese può contribuire alla diffusione di una flessibilità in termini di orari di lavoro che finora non poteva essere attuata. Questo può aiutare la redistribuzione del tempo all'interno delle coppie e una migliore conciliazione lavoro-famiglia.
Non solo, la digitalizzazione potrebbe essere anche applicata a livello di selezione del personale in modo da ridurre l'eventuale rischio di discriminazione di genere.
Vi è poi da ripensare ad un vero e proprio cambiamento nella cultura del lavoro: «si dia più peso alla redistribuzione del tempo tra lavoro e famiglia, più alla produttività individuale e meno alle ore passate fisicamente sul luogo di lavoro. A questo proposito, un recente studio dell'economista statunitense Claudia Goldin (2014) ha stimato che la disparità di genere sarebbe notevolmente ridotta se le aziende non avessero incentivi così forti a valorizzare in maniera sproporzionata i lavoratori che lavorano più a lungo e oltre l'orario ordinario.»
Infine, come scrive Il Sole, è necessario cambiare modo di comunicare, coinvolgimento attivamente gli uomini a ripensare al cambiamento nel loro comportamento al lavoro in modo che sempre di più condividano con le donne non solo lo spazio famigliare, di fondamentale e assoluta importanza, ma anche quello lavorativo.












