
Individuare un "nucleo di dati" elementari da rendere pubblico, secondo i principi dell'open data, per rappresentare in modo adeguato i fenomeni degli infortuni e delle malattie professionali e fornire così un ulteriore sostegno alla definizione e alla verifica delle politiche di prevenzione e sicurezza sul lavoro. Questo l'obiettivo al centro del progetto di ricerca che ha fornito le basi metodologiche per l’analisi dell’andamento infortunistico nel 2012, esposta nella relazione annuale del presidente dell'Inail, Massimo De Felice.
Diversi itinerari tematici e livelli di approfondimento La prima fase del progetto, i cui risultati sono raccolti nel primo dei Quaderni di ricerca a cura dell’Istituto, ha riguardato la definizione di un "modello di lettura" dei dati sugli infortuni, raccolti dall'Inail nello svolgimento delle proprie attività istituzionali. Il modello è finalizzato all’analisi quantitativa del fenomeno (numero di infortuni per data di accadimento, per classi degli infortunati e caratteristiche dell’infortunio) e strutturato in "viste", realizzate con chiavi di selezione e criteri di raggruppamento, rappresentate attraverso 58 tabelle che possono servire a comporre diversi itinerari tematici e a guidare diversi livelli di approfondimento sui dati elementari "aperti", anche con elaborazioni autonome da parte degli utenti.
Aggiornamenti a cadenza mensile e trimestrale Il nuovo modello di lettura dei dati fornirà risultati ricavati attraverso due schemi di analisi, che saranno resi pubblici a cadenza mensile e trimestrale. Ogni mese saranno pubblicati i dati relativi alle denunce di infortunio pervenute all’Istituto, col confronto tendenziale rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente; ogni tre mesi l'analisi degli infortuni offrirà un livello maggiore di dettaglio, con il confronto rispetto alle rilevazioni dell’ultimo quinquennio. Le informazioni utilizzate in questi due schemi, una volta verificato il rispetto delle norme sulla privacy, potranno essere messe a disposizione in conformità con gli standard degli "open data".
Verso un'authority delle conoscenze per la sicurezza Per poter rapportare il numero degli infortuni al numero dei lavoratori esposti e al periodo della loro esposizione al rischio, in modo da ricavare un indice di sinistrosità che non sia condizionato dagli andamenti dei livelli di occupazione, l'Inail in questa fase sta arricchendo la propria base informativa in collaborazione con l'Istat. L'auspicio, inoltre, è quello di riuscire a estendere la base dei dati su infortuni e tecnopatie anche alle categorie di lavoratori attualmente non comprese nelle rilevazioni perché non assicurate dall’Inail. È il caso, per esempio, delle forze armate e di polizia, dei vigili del fuoco, del personale di volo, dei liberi professionisti, dei commercianti titolari di impresa individuale e dei giornalisti. Ampliando la banca dati su cui effettuare la propria analisi statistica, l'Istituto potrebbe accreditarsi come "authority delle conoscenze per la sicurezza e salute nei luoghi di lavoro", così come prefigurato lo scorso aprile dal Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) nelle sue linee guida per la riorganizzazione. [Articolo tratto dal sito www.inail.it]












