03 giu 2021

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INAIL | Prevenire i colpi di calore con una nuova piattaforma online




Finalmente il caldo sembra sia arrivato in tutta Italia dopo un maggio carico di incertezze, ma è necessario ricordare che le ondate di calore, sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico, possono portare a condizioni particolarmente critiche per lavoratori esposti ad alte temperature per lunghi periodi.

I rischi dell’esposizione al calore

Viene stimato che circa il 30% della popolazione mondiale, attualmente, sia esposta a condizioni di caldo estremamente critiche per la propria salute almeno 20 giorni durante l’anno. Tali lavoratori i quali esercitano la propria professione all’aperto, sono particolarmente esposti a questo problema, in particolare le categorie di soggetti maggiormente vulnerabili come confermato dalla comunità scientifica internazionale.

Tra le varie situazioni che possono aumentare il rischio di esposizione al calore troviamo gli ambienti non condizionati ed esposti per lungo tempo alla radiazione solare e, se a questo si aggiunge la presenza di macchinari che emettono calore (vedi ad esempio cantieri, o aziende agroalimentari dove è prevista la raccolta all’aperto), la situazione diventa ancora più pericolosa.

I DPI quando possono diventare un problema.

L’uso dei Dispositivi di Protezione Individuale può, in alcuni casi, essere un ulteriore aspetto che accentua la pericolosità dell’esposizione al calore. Alcuni DPI non appositamente studiati, indossati obbligatoriamente per tutto il giorno da parte degli operatori, rendono difficile la dispersione del calore corporeo; è quindi necessario scegliere sempre di utilizzare dei DPI adatti alla stagione in corso, in grado quindi di assicurare al lavoratore la giusta protezione e un livello di confort adatto.

Infortuni da stress termico. I costi

INAIL riporta sul proprio sito uno studio condotto negli Stati Uniti il quale ha valutato che i costi globali stimati per la perdita di tempo di lavoro sono in continuo aumento e sono passati da circa 280 miliardi di dollari nel 1995 fino ad arrivare ai 311 miliardi nel 2010, 0,5 punti percentuali del PIL e la proiezione di costi entro il 2030 si aggira attorno ai 2,5 trilioni di dollari (1% del PIL). Cifre esorbitanti che necessitano di essere ben analizzate ma che comunque ci danno già un importante segnale di come gli infortuni sul lavoro correlati allo stress termico siano estremamente impattanti sull’economia.

“I paesi in via di sviluppo” – scrive ancora INAIL “e quelli con climi più caldi registrano perdite di produttività in proporzione al PIL ancora maggiori. I rischi legati allo stress termico occupazionale si osservano maggiormente nelle industrie con attività outdoor, nelle medie imprese e i lavoratori più colpiti sono di sesso maschile con una età compresa tra 25 e 44 anni.”

La prevenzione con una piattaforma

All’interno del progetto Worklimate di INAIL e CNR è stata progettata una piattaforma con le mappe nazionali di previsione del rischio di esposizione occupazionale al caldo specificatamente progettata per alcuni profili di lavoratori non acclimatati.

“Partendo da una analisi di letteratura sono state raccolte informazioni circa l’indicatore di stress termico e le relative soglie di rischio (climatologiche, biometeorologiche, epidemiologiche) utilizzate nei sistemi di allerta al momento sviluppati o che comunque sono stati utilizzati per applicazioni legate alla valutazione dello stress da caldo in ambito occupazionale, oltre che l’eventuale presenza di linee guida comportamentali o piani di gestione del rischio associati al servizio.”

 

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