06 apr 2021

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INAIL | Articolo Covid 19 e valutazione dei rischi e prevenzione sul lavoro




Con un importante articolo dal titolo “Risk assessment at work and prevention strategies on Covid-19 in Italy” “Valutazione dei rischi sul lavoro e strategie di prevenzione del Covid-19 in Italia”, INAIL illustra sulla rivista internazionale PLOS ONE il metodo implementato nel modello di sorveglianza epidemiologica nazionale con il fine di stimare l’impatto della riattivazione di attività specifiche sull’aumento della diffusione del virus.

Nello specifico l’articolo indaga il rapporta tra processo lavorativo e prossimità tra i dipendenti, il rischio di infezione connesso al tipo di attività svolta e il coinvolgimento di soggetti terzi conseguentemente all’aggregazione sociale. Il fine principale era quello di individuare quali potessero essere i generali livelli di rischio professionale suddivisi per popolazione attiva e settore economico.

Proprio in base a questo l’articolo INAIL valuta il rischio contagio con tre variabili:

  • esposizione,
  • prossimità
  • aggregazione

ai quali poi sono stati aggiornati i dati sulla forza lavoro al fine di ottenere i livelli ponderati di rischio messi in correlazione con il numero di potenziali lavoratori esposti. Tali dati sono poi analizzati per trarne una valutazione d’impatto sulla mobilità e sui lavoratori pendolari.

“Secondo la classificazione del rischio proposta, le attività di assistenza sanitaria e sociale (settore occupazionale Q) hanno comportato un rischio medio più elevato; attività delle famiglie e della pubblica amministrazione (settori occupazionali T e O) a rischio medio-alto; istruzione, arte, intrattenimento e ricreazione e altri servizi (settori occupazionali P, R, S) a rischio medio-basso mentre per tutti i settori successivi il rischio medio è risultato basso.”

Lasciamo al lettore la disamina completa dell’articolo consultabile a questo link riportando a titolo informativo parte delle conclusioni nella parte dedicata a quanto sia necessario per sconfiggere l'epidemia a livello prevenzionistico:

“L'approccio di prevenzione che è stato proposto richiede un forte supporto da parte del sistema nazionale di prevenzione, nell'offerta di adeguati strumenti di informazione e formazione basati su evidenze scientifiche. È inoltre necessario promuovere una comunicazione appropriata, anche per la percezione del rischio, e devono essere intraprese azioni per contrastare lo stigma sociale. Occorre approfondire il fenomeno dell'infezione e il suo impatto sul settore socio-sanitario per rafforzare tutte quelle misure necessarie a garantire la tutela della salute di tutti i lavoratori. Sarà necessario consolidare il lavoro a distanza e rafforzare il supporto organizzativo anche con strumenti di coaching e formazione. Ciò contribuirà a contenere il rischio di contagio senza compromettere la produttività, sia per la pubblica amministrazione che per il terziario, tenendo in debito conto la natura dei processi produttivi. La tutela dei lavoratori vulnerabili è un punto essenziale anche a causa della peculiarità della malattia. Dovrebbero essere prese disposizioni per impedire l'esclusione di tali lavoratori dal mondo del lavoro."

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