14 nov 2007

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SENTENZA | Condannato RSPP perche' non ha denunciato una situazione di pericolo




Condannato un Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione per non aver segnalato una situazione di pericolo, trasformatasi in infortunio mortale. Nascono la "colpa professionale" e la "colpa tecnica" del RSPP. Cassazione Penale Sez. IV - Sentenza n. 15226 del 17 aprile 2007.

Accanto alla "colpa generica" del datore di lavoro, nel caso in cui un infortunio sul lavoro sia derivato da una carenza di misura di sicurezza e sia legato a delle violazioni alla normativa in materia di sicurezza, sono introdotte la "colpa professionale" e la "colpa tecnica" del RSPP.

Dopo l'entrata in vigore del D. Lgs. n. 195/2003 sulla formazione e sulla qualificazione di RSPP e ASPP, le Corti chiamate a giudicare incidenti sul posto di lavoro affrontano il rapporto fra l'art. 9 del D. Lgs. n. 626/1994 sui compiti del SPP ed i reati di omicidio e di lesioni colpose di cui agli art. 589 e 590 c. p.

Il caso in esame riguarda un infortunio mortale occorso ad una lavoratrice che si era introdotta nella cabina di un ascensore dell'ospedale assieme ad un carrello portavivande. Il carrello finito nel corso della discesa contro una sporgenza del muro, l'aveva violentemente schiacciata contro la parete procurandone il decesso per asfissia. Chiamati a rispondere il datore di lavoro dell'azienda di pasti, il responsabile dell'Ospedale e il RSPP, solo gli ultimi due sono stati condannati per il reato di omicidio colposo.

Sono stati giudicati irrilevanti il fatto che il RSPP non avesse potere decisionale e di spesa e che il pericolo fosse comunque ben noto al datore di lavoro, tanto da essere evidenziato da un cartello alle cui disposizioni la lavoratrice non si era attenuta. La Corte di Cassazione ha ribadito che, anche in assenza di una sanzione penale a carico del RSPP non impedisce che questi possa essere chiamato a rispondere per il mancato svolgimento delle proprie funzioni indicate nell'art. 9 del D. Lgs. n. 626/1994 (obbligo di provvedere «all'individuazione dei fattori di rischio, alla valutazione dei rischi e all'individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa vigente sulla base della specifica conoscenza dell'organizzazione aziendale», nonché ad elaborare le misure preventive e protettive, i sistemi di protezione individuale e le procedure di sicurezza per le varie attività aziendali).

Altre sentenze similari:

  • Sentenza della sez. IV n. 41947 del 21 dicembre 2006
  • Cassazione Penale Sez. IV - Sentenza n. 41943 del 21 dicembre 2006

 

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