18 nov 2021

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SENTENZE | Infortunio durante la pausa caffè, indennizzabile o no?




Oggi trattiamo un argomento raramente affrontato quando parliamo di infortuni: quelli avvenuti durante i momenti di pausa, in particolare quelli durante la cosiddetta “pausa caffè”.

Il fatto

Una lavoratrice, impiegata con orario continuato dalle ore 9 alle ore 15, durante la cosiddetta “pausa caffè” assieme a due colleghe, percorreva un breve tragitto a piedi dall’azienda sino ad un bar attiguo. In questo frangente la lavoratrice cadeva a terra procurandosi un trauma al polso destro. La stessa richiedeva poi l’indennizzo corrispondente ad un danno permanente del 10%.

Il ricorso

INAIL ricorre adducendo come unico motivo il fatto che le circostanze caratterizzanti l’infortunio erano relative ad un rischio assunto volontariamente dalla lavoratrice, non potendo ravvisarsi nell’esistenza, pur apprezzabile di prendere un caffè il carattere del necessario bisogno fisiologico che avrebbero consentito di mantenere la stretta connessione con l’attività lavorativa.

La sentenza della corte.

Secondo la Corte di Cassazione, il ricorso proposto è fondato.

L’indennizzabilità dell’infortunio si verifica:

“nel caso in cui ad alterazioni lesive legate alla prestazione lavorativa da nesso non meramente topografico-cronologico, ma di derivazione eziologica, quanto meno in via mediata e indiretta, non essendo l’assicurazione infortuni […] finalizzata a coprire i rischi generici, cui il lavoratore medesimo soggiace al pari di tutti gli altri cittadini a prescindere dall’esplicazione dell’attività lavorativa […] né ad apprestare una speciale tutela in favore del lavoratore per il solo fatto che al medesimo sia occorso, in attualità di lavoro, un qualsiasi evento che in qualche modo ne abbia leso l’integrità fisica o mentale” (C. Cost. 27-7-1989 n. 462, e, da ult., Cass. 29-3-1993 n. 3744 e 13-10-1992 n. 11172; n. 8538 del 1997; n. 932 del 1999);

Con questo si sottolinea che l’indennizzabilità dell’infortunio necessita della sussistenza del nesso tra lavoro e rischio nel senso che il lavoro determina non tanto il verificarsi dell’evento lesivo, quanto piuttosto l’esposizione al rischio stesso.

Nel caso in cui l’infortunio si verifichi al di fuori, dal punto di vista spazio-temporale, della materiale attività di lavoro (quindi prima o dopo il lavoro - escludendo gli infortuni in itinere - oppure durante una pausa), non è ravvisabile l’”occasione di lavoro”, la quale è rigorosamente condizionata dall’esistenza di quelle circostanze che non facciano venir meno la riconducibilità eziologica al lavoro, facendo rientrare l’azione nell’attività lavorativa.

Nel caso in esame, quindi, è da escludere l’indennizzabilità dell’infortunio in quanto subito durante la pausa al di fuori dell’ufficio giudiziario ove prestava la propria attività. La lavoratrice, allontanandosi dall’ufficio, si è volontariamente esposta ad un rischio non necessariamente connesso all’attività svolta, tra l’altro per soddisfare un bisogno certamente procrastinabile e non impellente. Tutto ciò ha causato l’interruzione del nesso causale tra attività lavorativa ed incidente.

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