21 gen 2021

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SENTENZE | 29947-2020 Sull'importanza della formazione e informazione relativamente ai nessi di causalità




Una volta in più esaminiamo l’importanza che ricopre la formazione e l’informazione dei lavoratori, ma soprattutto la strategicità che ricopre l’attenzione che deve essere posta sulla sorveglianza del fatto che tali formazioni e informazioni vengano applicate.

La sentenza di cui trattiamo oggi vede il rappresentante legale e datore di lavoro condannato per il reato di negligenza, imprudenza ed imperizia per “non aver preso le misure necessarie affinché l’uso del camion con cassone ribaltabile in dotazione, quale attrezzatura di lavoro per la quale era stato individuato, nel documento di valutazione dei rischi, il rischio specifico di folgorazione da contatto con linee elettriche aeree, venisse riservato a lavoratori che avessero ricevuto un’informazione, formazione ed addestramento adeguati”. In particolare, il comportamento dell’imputato cagionava il decesso di un lavoratore successivamente alla folgorazione dello stesso per essere il cassone ribaltabile del camion venuto in contatto con una line elettrica ad alta tensione.

Avversamente a tale sentenza viene proposto in Cassazione il ricorso con la non sussistenza del nesso di causalità tra condotta dell’imputato e l’evento, richiamando la condotta abnorme del lavoratore in quanto risulterebbe che l’iniziativa di alzare il cassone sarebbe stata presa in autonomia dal lavoratore anche se non assolutamente necessaria per la funzione di carico della merce.

“Si evidenzia, poi, che il rischio di folgorazione era espressamente previsto dal manuale di uso del veicolo, pertanto la responsabilità della mancata acquisizione delle informazioni graverebbe sul lavoratore essendo le stesse rilevabili dalla documentazione in suo possesso” oltre al fatto che il lavoratore, sempre secondo quanto riportato in fase di ricorso “doveva essere a conoscenza di tutti i rischi di manovra in quanto titolare di specifica patente di guida.”

La sentenza della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione rileva che il ricorrente ripropone in buona sostanza gli stessi motivi di appello sui quali il precedente Tribunale si era già ampiamente espresso.

Scrivono gli Ermellini: “La sentenza impugnata si colloca nell’alveo del consolidato orientamento di questa corte di legittimità che individua nell’obbligo di fornire adeguata formazione ai lavoratori, uno dei principali gravanti sul datore di lavoro, ed in generale sui soggetti preposti alla sicurezza del lavoro (Sez. 4, n. 41707 del 23 settembre 2004, Bonari, Rv. 230257; Sez. 4, n. 6486 del 3 marzo 1995, Grassi, Rv. 201706).

La violazione degli obblighi inerenti la formazione “continua la sentenza della Corte “e l’informazione dei lavoratori integra un reato permanente, in quanto il pericolo per l’incolumità dei lavoratori permane nel tempo e l’obbligo in capo al datore di lavoro continua nel corso dello svolgimento del rapporto lavorativo fino al momento della concreta formazione impartita o della cessazione del rapporto.”

In questo senso è obbligo del datore di lavoro non solo la predisposizione delle idonee misure di sicurezza, ma anche e in maniera preponderante, controllarne costantemente il rispetto. È infatti pacifico che il datore di lavoro risponde dell’infortunio occorso al lavoratore:

  • in caso di violazione degli obblighi relativi alla valutazione dei rischi
  • della formazione dei lavoratori in ordine ai rischi connessi alle mansioni a loro affidati

Venendo dunque al ricorso di per sé, i giudici di merito hanno evidenziato l’inequivocabile sussistenza del nesso causale fra la mancata informazione e formazione del lavoratore e l’evento occorsogli. Si legge infatti in sentenza “ove l’attenzione del [Lavoratore] fosse stata specificatamente richiamata al riguardo, vi è infatti una probabilità logica verosimilmente prossima all’assoluta certezza, che lo stesso avrebbe bene provveduto a verificare, prima di effettuare la manovra, di non trovarsi sotto a una linea elettrica e, successivamente di entrare in contatto con le parti metalliche del proprio mezzo”.

La corte sottolinea che il comportamento si evidenza anomalo solo nel momento in cui questo sia del tutto esorbitante ed imprevedibile, estraneo al processo produttivo o alle mansioni attribuite.

Per questi motivi viene dichiarato inammissibile il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro duemila in favore della cassa delle ammende

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