21 giu 2022

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SENTENZE | sez IV 21064-2022 le responsabilità del datore di lavoro in caso di colpo di calore




In questo periodo di estremo caldo in tutta la nostra penisola è importante tenere a mente che uno dei principali rischi per i lavoratori che sono costantemente esposti ai raggi del sole è il colpo di calore. Nella sentenza in analisi oggi vediamo le responsabilità del datore di lavoro proprio nel caso di valutazione del rischio colpo di calore.

Il fatto

Un lavoratore bracciante agricolo assunto con contratto a tempo determinato per un’azienda agricola stava operando presso un fondo adibito a vigneto con un turno di lavoro dalle ore 5 alle 13. Il compito era quello di prelevare da terra le cassette della frutta per trasportarle su delle pedane ai lati del vigneto. Verso le ore 11.30 il lavoratore dichiarava di non sentirsi bene perché gli mancava l’aria. Dopo aver ripreso a lavorare, verso le 12.40 dichiarava nuovamente di sentirsi male e veniva soccorso celermente da un collega che lo faceva sedere all’ombra accorgendosi che la temperatura corporea era elevata.

Dopo aver allertato il 118, per agevolare le operazioni di soccorso, i colleghi del lavoratore lo hanno caricato su un’autovetture con cui altre colleghe lo hanno portato presso la guardia medica più vicina. Giunto presso la struttura il lavoratore perdeva coscienza e, portato all’ospedale, dopo 34 giorni di degenza perdeva la vita.

L’esame autoptico concludeva che il lavoratore era deceduto per “iperpiressia da colpo di calore” che aveva causato poi un arresto cardiaco. Il tutto è stato stabilito da inquadrarsi come infortunio sul lavoro. Sempre dall’esame sono stati però rilevati alti tassi di paracetamolo nelle urine dell’individuo che hanno fatto ipotizzare che nei giorni precedenti vi fosse stata una massiva assunzione della sostanza in ragione dei suoi tempi di dimezzamento per la presenza di uno stato febbrile intercorrente. Tale permetteva di far ipotizzare che lo stato febbrile dell’infortunato, ignoto al datore di lavoro, fosse una condizione favorente nel determinismo del colpo di calore.

I Giudici di merito avevano ritenuto coerenti le previsioni del DVR adottato dalla ditta rispetto alle mansioni svolte dai braccianti agricoli occupati nel vigneto essendo indicate adeguate misure di miglioramento delle condizioni ambientali di rischio ovvero limitare i tempi di esposizioni a fattori micro e macroclimatici sfavorevoli ivi compresi i consigli che i lavoratori devono seguire nei periodi caldi.

Non è stata poi ritenuta inadeguata l’attività di primo soccorso fornita dai colleghi e si è sottolineato che l’infortunato aveva continuato a lavorare senza informare del proprio stato di salute l’addetto al primo soccorso.

Il ricorso

Avversamente alla sentenza ricorrono le parti civili adducendo quanto segue:

  • Sebbene il documento di valutazione dei rischi contenga l’indicazione del programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza, in realtà risulta assolutamente omessa l’individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure e dei ruoli dell’organizzazione aziendale che vi devono provvedere.
  • Altro motivo di doglianza riguarda il sesto capitolo del DVR dove non è presa in considerazione l’attività di movimentazione dei carichi tra quelle che richiedono una riconosciuta capacità professionale e che comportano rischi specifici che la sentenza impugnata non ha motivato quanto alla mancata individuazione die detta attività tra quelle che comportano rischi specifici.
  • Terzo motivo riguarda il mancato aggiornamento della valutazione dei rischi delle misure di prevenzione a seguito della variazione dei presidi di prevenzione sanitaria introdotte dal Decreto interministeriale del marzo 2013.
  • Quarto motivo, riguardante l’onere del datore di lavoro di informare il personale dei rischi connessi all’attività esercitata e di garantire la presenza costante del responsabile del primo soccorso.

Altri motivi assimilabili in questa sede a quanti già espressi.

La sentenza della corte

Secondo la corte di Cassazione il ricorso è da ritenersi infondato.

Secondo i giudici avevano ritenuto che le previsioni dei DVR adottati fossero congrue rispetto le mansioni svolte dai braccianti agricoli occupati nel vigneto e che le misure di miglioramento delle condizioni ambientali fossero adeguate. Il rischio “costituito dalla "movimentazione manuale dei carichi" (MMC), come emerge dalla diffusa motivazione della sentenza di primo grado (pg. 10), è in realtà considerato accettabile non richiedendo, quindi, alcuno specifico intervento da parte del datore di lavoro, né a livello procedurale (formazione o sorveglianza sanitaria), né a livello organizzativo cosicché non era neppure richiesta la previsione di specifiche misure dirette a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza in occasione della raccolta dell'uva.”

Per il secondo motivo, La sentenza di appello ha ritenuto che "l'impegno fisico richiesto ad un bracciante agricolo nell'attività di sollevamento e trasporto per una decina di metri di cassette del peso di 7 chilogrammi non è risultata un'attività idonea ad incidere in modo significativo sul rischio connesso da MMC che nel caso in esame è risultato modesto".
Tale valutazione conferma le statuizioni del giudice di primo grado il quale ha chiarito che le mansioni del lavoratore consistevano in operazioni molto semplici che pertanto non richiedevano particolari capacità professionali né specifica esperienza.

Per quanto riguarda l’adeguamento del DVR la sentenza ha escluso che l’introduzione del nuovo protocollo abbia comportato la necessità di nuova valutazione dei rischi in quanto “tale nuovo protocollo era stato predisposto non in conseguenza di variazioni della tecnologia e dell'organizzazione dell'attività lavorativa di raccolta dell'uva ma in conseguenza delle modifiche normative introdotte dal Decreto interministeriale de quo.”

Per il quarto motivo, la sentenza riporta che sul posto dell’infortunio era presente il soggetto deputato in materia di primo soccorso e che essendosi allontanato dal vigneto alle ore 12 è stato sostituito da un collega con le medesime mansioni che è anche intervenuta a soccorrere il collega. Inoltre, la Guardia medica di Metaponto, dove giungeva l'ambulanza del servizio 118, era distante meno di un Km dal vigneto e peraltro il [omissis] veniva accompagnato in auto dai colleghi di lavoro in modo da assicurare un intervento ancor più tempestivo.

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