23 feb 2021

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SENTENZE | 5794-2021 La valutazione dei rischi delle macchine negli stabilimenti produttivi




Spesso ci occupiamo di casi che riguardano infortuni durante l'uso di macchinari dovuti alla mancata valutazione dei rischi della macchina stessa. Anche oggi proponiamo ai nostri lettori l'approfondimento di una sentenza che tocca questo particolare tema che, per quanto riguarda la sicurezza nei luoghi di lavoro, non è mai troppo trattato. Nella sentenza odierna vediamo imputato il Presidente del Consiglio di Amministrazione di una ditta tessile, il quale è stato condannato dal Tribunale poiché ritenuta responsabile del delitto occorso di un suo lavoratore.

 

Il fatto

Il lavoratore, qualificato operaio tessitore operava in corrispondenza di una macchina ispezionatrice/arrotolatrice/misuratrice in particolar modo tra “il gruppo ballerino dell'avvolgimento e l'avvolgitore” della stessa. Si tratta di cilindri rotanti aventi funzione di favorire lo scorrimento del tessuto in lavorazione proveniente dalla bobina originaria.

Il lavoratore, durante le consuete fasi di lavorazione, venendo a contatto con la bobina in rotazione sul cavalletto dell'avvolgitore ne rimaneva intrappolato tra la bobina stessa e il tessuto in avvolgimento, inizialmente solo con l'arto prensile e, successivamente, con tutto il corpo perdendo così la vita.

 

I capi di imputazione

Secondo il Tribunale il Presidente del C.d.A. dell'azienda per la quale il lavoratore infortunato prestava servizio, sarebbe stata di

“negligenza, imprudenza, imperizia ed inosservanza delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro”

Nella specificità si sottolinea l'inosservanza degli articoli 71 comma 1 e 87 comma 2 del D.lgs. 81/08 in quanto lo stesso avrebbe permesso l'uso ai propri lavoratori di utilizzare delle attrezzature non conformi con i requisiti di cui all'articolo 70. Nel caso in questione viene sottolineata la mancanza di

“sistemi di protezione atti ad eliminare i rischi meccanici […] rischio di trascinamento ed intrappolamento dovuti agli elementi mobili della macchina ed al materiale di processo.”

Non di meno si sottolinea la mancata osservanza degli articoli 28 comma 2, lettera a) e 55 comma 4, sempre del Decreto Legislativo 81/08 relativamente al fatto che non era stata redatta una relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, sia per quanto riguarda la macchina in questione sia per quanto concerne l'attività stessa del lavoratore che si svolgeva durante le ore notturne. A ciò si somma la mancata assicurazione ai lavoratori di una formazione sufficiente e adeguata in relazione ai concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendali, […] e rischi riferiti alle mansioni specifiche.

 

Il ricorso

Avversamente a tale sentenza, il Presidente del Consiglio di Amministrazione dell'Azienda tessile ricorre lamentando 5 motivi, 4 dei quali di nostro stretto interesse.

  1. Errati rilievi del consulente e illogica ricostruzione delle dinamiche: secondo l'imputato, infatti, l'articolo 1 dell'allegato 1 della direttiva macchine 2006/42/CE prevede, tra l'altro, “che il fabbricante garantisca una valutazione dei rischi per stabilire i requisiti di sicurezza e di tutela della salute che concernono la macchina, la quale deve essere progettata e costruita tenendo conto dei risultati della valutazione dei rischi.” Essendo in commercio da vent'anni – sostiene l'imputato – sarebbe già emerso da tempo il problema individuato come fonte di responsabilità. Il passaggio del lavoratore nel punto in cui è avvenuto sarebbe quindi da assumere come uso scorretto e comportamento anomalo, imprevedibile e non previsto dato che in trent'anni non si era mai verificato un incidente simile.
  2. Il DVRI era stato predisposto in linea con le indicazioni per le imprese con meno di dieci dipendenti e che il lavoratore infortunato, ritenuto idoneo al turno notturno, aveva il compito di segnalare problematiche connesse al suo stato di salute.
  3. La condotta del lavoratore non è stata correttamente considerata determinando le cause dell'evento basandosi esclusivamente sull'idea della macroscopica pericolosità della macchina, incompatibile con l'oggettività dell'assenza di pregressi infortuni.
  4. Sottolinea l'omissione di aver trattato la problematica “relativa all'obbligo del medico aziendale di segnalare al datore di lavoro le problematiche mediche riscontrate al dipendente.”

 

La sentenza della Corte di Cassazione

Iniziamo subito a dire che, secondo i Giudici della Corte di Cassazione, il ricorso è da ritenersi manifestamente infondato.

Omettendo la premessa della Corte, in quanto sottolinea dinamiche giurisprudenziali non di nostro stretto interesse, scopriamo che

“l'eventuale responsabilità del costruttore, nel caso in cui l'evento dannoso sia provocato dall'inosservanza delle cautele infortunistiche della progettazione e fabbricazione della macchina, non esclude la responsabilità del datore di lavoro che il macchinario impieghi, gravando su quest'ultimo l'obbligo di eliminare le fonti di pericolo per lavoratori dipendenti che debbano utilizzare la predetta macchina e di adottare nell'impresa tutti più moderni strumenti che la tecnologia offre per garantire la sicurezza dei lavoratori.”

Tale linea di principio può disattendersi solo nel caso in cui il pericolo della macchina sia derivante da un vizio di progettazione e di costruzione impossibile da verificare a causa delle caratteristiche della macchina stessa o del vizio in questione (così tra le altre Sez. 4, n.48792 del 2016).

“il macchinario era altamente pericoloso, per l'espressa violazione delle norme di cui al D.L.vo n. 81/2008 […] non previsto nel DUVRI della ditta [omissis]. Infatti, non è vero – come sostiene la difesa – che per avvicinarsi al 2° rullo si deve assumere una posizione innaturale, o ci fosse un passaggio di soltanto 50 centimetri: come si vede […] accanto al grosso rullo […] su cui si andava ad arrotolare la stoffa proveniente dal rullo iniziale […] che forniva il materiale tessile alla macchina, vi era uno spazio tale da permettere il passaggio di qualsiasi lavoratore. Ed è di pronta intuizione che nella quotidianità, i lavoratori, invece di girare attorno all'intera linea di produzione, avrebbero spesso e volentieri dimezzato il percorso passando attraverso quel varco”.

L'Allegato V del D.Lgs. 81/08 indica, tra l'altro, che nel caso in cui elementi mobili di un'attrezzatura di lavoro presentino dei rischi di contatto di tipo meccanico che possono essere causa di incidenti, tali devono essere dotati di protezioni o comunque di sistemi protettivi che impediscano l'accesso alle zone pericolose, oppure, di sistemi in grado di arrestare i movimenti pericolosi prima che sia possibile accedere alle zone di pericolo.

Nel caso in esame ci troviamo di fronte ad un rullo avvolgitore che viaggiava alla velocità di circa 17/25 centimetri al secondo il quale veniva tenuto in pressione da un secondo rullo che esercitava una pressione che dava al meccanismo una forza di trazione fino a 1000kg, in grado quindi di trascinare il corpo di una persona, così come tragicamente accaduto.

La zona avrebbe quindi necessitato di un'adeguata segregazione con paratie eventualmente mobili la cui apertura avrebbe innescato un corretto sistema di bloccaggio della macchina.

Nel macchinario in questione i dispositivi di sicurezza montati erano indubbiamente insufficienti come rilevato dalla relazione di ASL la quale evidenziava un dispositivo sensibile (un filo) posizionato nel lato opposto al trascinamento, dove il rischio non sussisteva.

 In fase dibattimentale, poi, si evidenziano le dichiarazioni di altri lavoratori della ditta che sottolineano come l'avvicinarsi ai rulli, soprattutto per sistemare eventuali pieghe della stoffa, fosse consuetudine.

Aprendo poi una breve parentesi relativa allo stato di salute della vittima e alla presunta assunzione di farmaci della stessa, la Corte mette in conto di rilevare che lo stesso lavoro notturno rappresenta un fattore di rischio, aggravato se questo viene svolto in solitaria. Secondo il medico-legale, l'assunzione dell'infortunato di benzodiazepine non avrebbe nessun rilievo nell'eziologia dell'evento né tanto meno l'eventuale violazione dell'obbligo del medico aziendale di segnalare al datore di lavoro le condizioni del lavoratore.

Su questo aspetto non scendiamo nel dettaglio della sentenza la quale, per la sua complessità, invitiamo il lettore a leggere all'interno del portale del Ministero della Giustizia. http://www.italgiure.giustizia.it/

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