NIOSH | Lavoro, calore, movimentazione carichi e fatica: rivedere le pause ed i carichi di lavoro sotto le alte temperature

Il documento NIOSH 2016-106, intitolato “Criteria for a Recommended Standard: Occupational Exposure to Heat and Hot Environments” che vi forniamo in allegato, fornisce un’ampia revisione scientifica e tecnica dei rischi derivanti dall’esposizione professionale a calore eccessivo, sia in ambienti interni che esterni. Questo aggiornamento del 2016 ma reso pubblico solo di recente, rispetto alla versione precedente del 1986, risponde all’aumento degli eventi climatici estremi e ai casi crescenti di malattie da calore legate al lavoro.

Il NIOSH sappiamo già che nella modellizzazione storica della Movimentazione Manuale di Carichi, suggerisce che per un recupero funzionale ottimale, ogni 60 [min] di lavoro che prevede Movimentazione Manuale di carichi ne seguano 60 [min] di lavoro senza Movimentazione Manuale di Carichi. Questo per rientrare nel noto criterio della “esposizione breve”. La movimentazione manuale dei carichi che spesso è già impegnativa per il sistema muscoloscheletrico, diventa un fattore di rischio ancora più elevato in condizioni di calore ed umidità elevate. L’innalzamento della temperatura ambientale e l’intensità dello sforzo fisico causano un incremento del metabolismo e della produzione di calore corporeo, che può superare la capacità di dissipazione dell’organismo stesso. Questo squilibrio provoca stress termico, con conseguenze che variano da crampi e sincope fino al colpo di calore e alla morte. Non abbiamo un metodo per “peggiorare” il rischio muscolo-scheletrico associato alla valutazione del rischio da Movimentazione Manuale dei carichi nel caso in cui si operi in condizioni climatiche estreme.

Il documento fornito dal NIOSH sottolinea comunque la necessità di adottare una sorta di limite di esposizione (RAL per i non acclimatati e REL per gli acclimatati) per garantire la sicurezza. E suggerisce altresì che la combinazione di calore ambientale e sforzo metabolico, come nel caso del sollevamento o trasporto di carichi, debbano essere attentamente bilanciati con opportune pause programmate in ambienti freschi e l’adozione di dispositivi di raffreddamento o abbigliamento protettivo adeguato.

NIOSH propone una serie di misure ingegneristiche (ventilazione, climatizzazione, barriere radianti), misure organizzative (piani di acclimatamento, pause regolamentate, monitoraggio medico), e formazione continua per i lavoratori. Tra i principali strumenti di valutazione e monitoraggio ambientale si sofferma sull’uso del metodo WBGT (Wet Bulb Globe Temperature), l’indice empirico che integra temperatura, umidità, radiazione e ventilazione per stimare il rischio da calore – ai sensi della UNI EN 27243.

E fino a qui, nulla di nuovo in Europa, ma il documento introduce però anche il concetto di acclimatamento come misura preventiva essenziale: lavoratori esposti gradualmente al calore per diversi giorni acquisiscono una maggiore tolleranza fisiologica. Tuttavia, età, obesità, gravidanza, assunzione di alcol o farmaci, e patologie preesistenti aumentano la vulnerabilità individuale al calore. Per tale motivo NIOSH raccomanda una riformulazione dei turni di lavoro, soprattutto in ambienti termici critici. In particolare, il rapporto tra tempo di lavoro e tempo di recupero deve essere adattato in base all’intensità dello sforzo del lavoro e al carico termico complessivo, sfruttando delle tabelle di correlazione che in funzione di Temperatura e Umidità suggerisco se l’attività può perdurare per 60 [min] consecutivi o se è meglio adattarla in slot di lavoro, seguiti da pausa.
Per seguire il concetto di carico di lavoro leggero, medio/moderato e pesante, possiamo seguire la modellizzazione tipica del NIOSH per la movimentazione carichi: leggero = < 15 [Kg], medio/moderato: < 20 [Kg] e Pesante: > 20 [Kg].

Esempio di interpretazione delle tabelle come contenute nella pubblicazione (es. Figura 8-1 – REL per lavoratori acclimatati):

Se un lavoratore acclimatato svolge un’attività classificabile come “lavoro moderato” (es. movimentazione di carichi < 20 kg), e nel valore di WBGT misurato nell’ambiente di lavoro risulta una temperatura di 28°C, si dovrà confrontare questo valore con i limiti indicati nella tabella. Se il limite per lavoro moderato è 28.5°C WBGT, allora l’attività può proseguire con idratazione e monitoraggio. Se invece si supera quel limite, è necessario ridurre la durata dell’esposizione, aumentare la frequenza delle pause e raffreddare l’ambiente di recupero.

Essendo le tabelle nella pubblicazione originale relativamente complesse da usare, il Portale Agenti fisici (PAF) mette a disposizione la loro versione in celle colorate interpolate e per facilitarne l’utilizzo i valori di temperatura riportati sono stati convertiti in gradi Celsius, che forniamo sempre in allegato. Le tabelle messe a disposizione rappresentano una prima indicazione pratica per modulare l’alternanza di lavoro e riposo su base oraria, o per verificare se la programmazione delle pause adottate sia idonea ai fini preventivi, considerando i differenti scenari espositivi di lavorazioni al sole/ombra (all’aperto o al chiuso). È bene rammentare che l’efficacia fisiologica dell’applicazione di tali criteri è stata verificata soltanto in pochi studi, che hanno riguardato per lo più attività di breve durata, svolte principalmente da individui giovani, di genere maschile ed in buone condizioni di salute. È pertanto necessario tenere presente che le tabelle qui presentate – come specificato dal NIOSH – possono essere di ausilio nella programmazione delle pause esclusivamente per lavoratori in buone condizioni fisiche, ben idratati ed acclimatati, di età inferiore ai 40-45 anni, di genere maschile, che indossino indumenti da lavoro leggeri ed in presenza di ventilazione naturale fisicamente percepibile.

Come utilizzare le tabelle

Le quattro tabelle sono relative a quattro condizioni di umidità: 30%, 40%, 50%, 60%. Una volta scelta la tabella di riferimento si identifica la cella corrispondente a: temperatura, carico di lavoro e tipo di esposizione, ovvero se la lavorazione viene effettuata in pieno sole oppure all’ombra. Il valore nella cella indica, in minuti, come ripartire ogni ora di lavoro tra attività lavorativa e riposo. Laddove la tabella non riporta nessuna indicazione significa che le condizioni di lavoro sono estremamente critiche e non è possibile a priori programmare alcuna pausa di recupero: le lavorazioni in questi casi possono essere svolte solo sotto attento monitoraggio individuale.

Esempio di interpretazione delle tabelle come interpretate nel sito del PAF:

Guardando la tabella riportata sul sito del PAF, un operatore che svolge un compito con carico di lavoro “leggero” (es. movimentazione di carichi < 15 kg), umidità relativa 40%, temperatura 33,5 °C in campo aperto (esposizione in pieno sole).

La cella corrispondente è: 35/25

Per le condizioni lavorative relative a questa cella, si ritiene opportuno alternare ad ogni 35 minuti di lavoro, 25 minuti di riposo.

Scarica subito l’opuscolo e condividilo nel tuo ambiente di lavoro. È un piccolo gesto che può fare una grande differenza per la salute tua e dei tuoi colleghi!

Articolo redatto dall’Ing. Daniele Moresco
CS Manager – Consulente in Igiene Industriale, Tecnico in “Ergonomia e Fattori Umani” cert. SIE e Socio Ordinario EPM-IES

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