
UNI ha presentato la nuova edizione della UNI/PdR 147, dedicata alla sostenibilità digitale nei processi di trasformazione. L’obiettivo è quello di definire requisiti e KPI per allineare i progetti digitali agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.
Sostenibilità digitale significa guardare al digitale in due modi. Da un lato come strumento utile a rendere i processi più efficienti e inclusivi: piattaforme che riducono gli sprechi, sistemi che ottimizzano logistica e mobilità, servizi online che ampliano l’accesso a scuola e sanità. Dall’altro come oggetto su cui applicare criteri di sostenibilità: data center alimentati da fonti rinnovabili, dispositivi riciclabili e software progettati per consumare meno risorse, algoritmi trasparenti ed equi.
Secondo Stefano Epifani (Fondazione per la Sostenibilità Digitale, Project Leader della prassi), la sostenibilità digitale è un approccio che non riguarda solo l’ambiente, ma anche aspetti sociali, come l’accessibilità e la parità di genere, ed economici, come il lavoro dignitoso nelle filiere e la resilienza delle infrastrutture. In questo senso il digitale non è neutrale, ma può diventare parte concreta della soluzione alle sfide globali.
Novità principali:
- metrica unica a cinque livelli per tutti i KPI, ispirata al Capability Maturity Model;
- revisione e semplificazione dei contenuti, con focus su impatti organizzativi, KPI di processo e quelli di procurement;
- integrazione con reportistica ESG, ESRS ed EU Taxonomy per favorire trasparenza e accesso a capitali green;
- introduzione di specifiche per la certificazione di organizzazioni ed esperti.
Stefano Epifani sintetizza le novità della nuova revisione spiegando che nasce dall’esperienza: “misura meglio, è più usabile, più integrata con le prassi ESG e più utile a prendere decisioni d’investimento consapevoli.”
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