15 giu 2018

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Stampa 3D | Rischi correlati




Benché già nota in oriente da secoli, la stampa vide il suo perfezionamento nel XV secolo con l'invenzione dei caratteri mobili da parte di Gutenberg. Dopo più di 500 anni di evoluzione, oggi assistiamo ad una forte ascesa della stampa tridimensionale la quale presenza sta diventando sempre più la normalità non solo nelle produzioni aziendali ma anche nella quotidianità.

Sicuramente questa nuova tecnologia offre infinite possibilità e permette alle aziende un importante passo in avanti a livello tecnologico, ma parallelamente a ciò è necessario aprire un discorso relativo alla sicurezza sul lavoro della tecnologia di stampa tridimensionale in termini di responsabilità, materiali e flessibilità dei modelli di produzione.

Per questo motivo EU-OSHA ha prodotto un discussion paper dal titolo "3D PRINTING AND ADDITIVE MANUFACTURING -THE IMPLICATIONS FOR OSH".

Il documento inizia sottolineando come i materiali utilizzati nei contesti industriali siano ovviamente differenti da quelli utilizzati nell'ambiente domestico dove, solitamente, viene utilizzato il classico PLA o acido polilattico biodegradabile oppure ABS, una plastica a base di olio più tossica.

In ambienti industriali, tra i materiali più utilizzati c'è la poliammide, una plastica a base di olio che si utilizza sia in forma liquida sia in forma di polvere la quale, durante la fase di riscaldamento, rilascia del fumo tossico. Per questo motivo EU-OSHA raccomanda agli utilizzatori la presenza nell'ambiente di lavoro di un'adeguata ventilazione oppure di dispositivi che permettano di chiudere la stampante in un ambiente contenitivo in modo che le varie emissioni non si disperdano nell'aria. Per l'utilizzo delle stampanti 3D industriali viene fatto uso anche di PSU e PPSU (polisolfoni e polifenilsolfoni), materie plastiche sintetiche molto particolari che richiedono adeguate misure di sicurezza in termini di areazione e di movimentazione delle attrezzature.

Sempre riguardo alle emissioni delle stampanti, lo studio analizza le quantità di particelle ultrafini che possono essere emesse in grandi quantità e di composti volatili pericolosi (VOC) che possono essere rilasciati durante la fase di stampa e pericolosi per l'uomo.
Resine epossidiche comunemente utilizzate durante il trattamento superficiale di oggetti stampati possono causare, ad esempio, la dermatite da contatto allergica.

In linea generale, ma invitiamo caldamente a consultare il documento scaricabile a questo link, l'impatto quotidiano di una stampante 3D è ancora limitato anche dal fatto che questi strumenti richiedono un basso coinvolgimento manuale, ma i nuovi rischi in termini di sicurezza afferisco no a cambiamenti di lavoro – sottolinea EU-OSHA – alle nuove responsabilità e agli atteggiamenti routinari che implicano diversi livelli di formazione all'uso delle attrezzature. L'Agenzia europea, inoltre, sottolinea l'importanza di rispondere a questi cambiamenti a livello europeo in quanto l'evoluzione della stampa tridimensionale è parte stessa dell'economia globalizzata e necessita una risposta armonizzata e condivisa.

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